Il "Settebello", il treno dei desideri

L’ETR 300 Settebello non fu soltanto un treno ma una vera e propria icona, un simbolo dell’Italia  del “boom economico”, di quella stagione, a cavallo tra la fine degli anni ’50 e la metà degli anni ’60,  che propose al mondo una nuova immagine del nostro Paese, ormai riscattata dalle miserie della guerra e dalle ristrettezze degli anni immediatamente successivi il conflitto mondiale. 

Questa nuova immagine mostrava all’esterno i caratteri vincenti di un’’Italia produttrice di eccellenze tecnologiche, di prodotti dal design raffinato e moderno e di una moda caratterizzata da creatività ed eleganza. Si affermava così, fuori dai nostri confini, l’idea di un “italian style” che riuniva in un tutt’uno suggestivo i prodotti della moda, quelli dell’industria e perfino le espressioni più alte della creatività artistica della neonata industria cinematografica nazionale. 

Quel nostro, magnifico, treno, con la sua elegante livrea grigia, con le sue forme aerodinamiche e armoniose, tipicamente “italiane”, con l’eccellente livello del servizio offerto e il comfort degli interni, eleganti e straordinariamente moderni, esprimeva con efficacia quel periodo fatto di ottimismo, rilancio economico e speranze di promozione sociale. Non fu per caso, quindi, che il Settebello fu usato, a più riprese, come location per importanti sfilate di moda delle nostre migliori sartorie (Gattinoni, Sorelle Fontana, Carosa) e divenne oggetto di ammirazione ed attenzione da parte dell’opinione pubblica e della stampa internazionale. Come avvenne per molti aspetti della creatività italiana di quel periodo, furono soprattutto gli americani a rivolgere attenzione e interesse per questo nuovo modo di viaggiare proposto dall’Italia con il Settebello: così simile, per certi aspetti, al modello affermatosi sui convogli americani e mostrato in tanti film di Hollywood.

Spigolando nella rivista aziendale FS “Voci della Rotaia” tra le pagine di quegli anni,  abbiamo ritrovato alcuni articoli e alcune foto che illustrano con efficacia quel clima di favore e di popolarità cresciuto attorno al nostro treno.                  

Testo di Ernesto Petrucci

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