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Il grande patrimonio storico delle Ferrovie dello Stato Italiane

L'ETR 302 - il Settebello

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Una nuova vita per il Settebello, il treno simbolo del progresso

Dopo mesi di trattative, finalmente è stata aggiudicata la gara per il restauro dell’ETR 302, meglio noto come Settebello. Terminati i lavori questo autentico gioiello del Made in Italy tornerà sui binari delle più belle linee ferroviarie italiane.

Il treno dei desideri, la punta di diamante della flotta delle Ferrovie dello Stato: il Settebello è stato definito in molti modi, tutti testimonianza del grande impatto di stile e design che ha avuto.

Questo treno, infatti, è stato sinonimo della ripresa industriale del dopoguerra e del made in Italy ante litteram: il progetto dell’allestimento, infatti, fu disegnato da Gio Ponti e Giulio Minoletti, due nomi indimenticabili del design industriale italiano, e poi realizzato dalla Ernesto Breda di Sesto San Giovanni (MI) negli anni 1952‐59.

Il risultato fu un mezzo caratterizzato dalla linea bombata inconfondibile, mutuata dai jet dell’epoca, e da allestimenti lussuosi e avveniristici per quegli anni: oltre alla carrozza bar e ristorante, i viaggiatori potevano trovare una postazione per il telefono e l’aria condizionata senza contare la presenza a bordo di personale poliglotta, per favorire i turisti stranieri che frequentavano l’elettrotreno.

Viaggiare sul Settebello era un’esperienza davvero unica, tanto che il suo mito si è avvicinato a quello dell’Orient Express del primo ‘900: oltre al servizio e all’offerta proposta, grande attrazione suscitavano i due salottini di testa e coda forniti di vetrate panoramiche, lasciati liberi dalla sala macchinisti rialzata al piano superiore.

Dalla crisi alla rinascita come treno storico d'avanguardia

Composto da 7 carrozze, il Settebello percorreva abitualmente la tratta Milano‐Roma con una velocità di punta di ben 160km/h, finché negli anni ’70 fu sostituito dal Pendolino.

Da qui la storia del Settebello è in decrescendo: negli anni ’80 i tre esemplari furono convertiti in Intercity, smantellando tutto l’allestimento del treno per mantenere solo la struttura esterna, perdendo per sempre gli arredi preziosi degli anni ’50.

È in questo stato che la Fondazione FS ha recuperato l’ultimo esemplare, abbandonato sui binari di Falconara Marittima (AN): trasferito dal 2016 presso le officine di Voghera, è stato oggetto di pulitura e restauro, ma anche di lavori di ammodernamento per rinnovare lo spirito di avanguardia che lo caratterizza.

Se le prime carrozze saranno ricostruire seguendo filologicamente i disegni degli anni ’50, fatto salvo i nuovi sistemi di sicurezza e le comodità di Wi‐Fi e prese elettriche, le carrozze 6 e 7 invece avranno un futuro diverso.

Il rinnovo di questi due ambienti è affidato, tramite un bando di concorso, ai laureati presso il Laboratorio Design Italiano per il Treno (DIT), nato dalla congiunzione tra Università degli Studi di Firenze e Trenitalia proprio per creare i treni del futuro.

Il progetto risultato vincitore è quello che ha proposto un re‐design che sfrutta tutta la potenzialità delle nuove tecnologie, ad esempio IoT e intelligenza artificiale, integrandole in spazi che si amalgamano con quelli delle altre carrozze, unendo comfort, tecnologia e bellezza con la storia.