Il grande patrimonio storico delle Ferrovie dello Stato Italiane

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Verso il futuro del turismo ferroviario

Negli anni sono stati avviati numerosi progetti di recupero che abbracciano la cultura ferroviaria a tutto tondo: la Fondazione non si occupa solo di organizzare viaggi in treno storico, ma anche di raccogliere il materiale documentario negli archivi e di farsi conoscere sempre meglio dal pubblico con visite guidate ai musei e ai siti manutentivi.

Gli investimenti, operati dal 2014 in poi, sono stati ripagati dal grande successo di pubblico, che testimonia l’esistenza di un reale interesse per il mondo ferroviario e di questa nuova modalità di turismo. I dati, infatti, raccontano una condizione di continua crescita, che sottolinea come la Fondazione abbia davanti a sé nuovi ambiti di sviluppo.

Dal 2014 (primo anno di attività) al 2018 la Fondazione ha profuso i propri sforzi in quattro ambiti principali:

1. I treni storici
Il parco dei rotabili storici è composto da oltre 350 esemplari tra locomotive a vapore, automotrici e carrozze: provengono da diversi periodi storici, dalla gemella della Bayard – che percorse la prima linea italiana da Napoli a Portici agli elettrotreni Arlecchino e Settebello degli anni ’50.

2. Musei e siti
I musei e i siti manutentivi della Fondazione sono luoghi di conoscenza e, insieme, di attività. Il Museo di Pietrarsa (NA), il Museo di Trieste Campo Marzio e l’hub di Pistoia sono esempi di archeologia industriale ospitati in strutture storiche, ma allo stesso tempo sono luoghi moderni dove si conservano e riparano i rotabili e dove si può conoscere meglio il mondo delle ferrovie anche con esperienze immersive.

3. Binari senza tempo
Anche le linee sospese sono parte dell’offerta turistica della Fondazione. Con il progetto «Binari senza Tempo» già dieci linee ferrate non più utili altrasporto regolare sono state recuperate e dedicate al turismo lento e sostenibile, diventando sede perfetta per i viaggi in treno storico.

4. Archivio
Nel nuovo portale archivistico hanno trovato la giusta collocazione tutti i materiali documentari che raccontano minuziosamente oltre 150anni della storia ferroviaria italiana. Più di 13˙000 disegni, 60˙000 fotografie e 150 cinegiornali, insieme a 400 volumi di orario ferroviario, sono stati restaurati e digitalizzati ed oggi consultabili da appassionati e curiosi.

Restauro Museo di Trieste Campo Marzio, la prima stazione-museo d'Italia.

Il Museo di Trieste Campo Marzio è un museo dedicato interamente al mondo ferroviario, con un focus particolare sulla storia delle ferrovie del Friuli, della Venezia‐Giulia e delle terre un tempo italiane dell'Istria e della Dalmazia.
Ospitato in un braccio della stazione di Trieste Campo Marzio, rappresenta il primo esempio di museo‐stazione in Italia: il luogo stesso, un’affascinante stazione di testa in stile liberty del 1906, è parte integrante dell’esposizione, perché si tratta di un gioiello architettonico raro da ritrovare in Europa.

Ripristino ETR 252 “Arlecchino”

L' elettrotreno "Arlecchino", nato negli anni sessanta da una costola del "Settebello" (il mitico rapido della Roma-Milano antesignano del Pendolino) tornerà a viaggiare su itinerari d’importanza storica e paesaggistica individuati dalla Fondazione FS per il piacere degli appassionati di turismo ferroviario. L‘ETR 250 entrò in servizio il 23 luglio 1960, in occasione delle Olimpiadi di Roma, compiendo il viaggio inaugurale da Bologna a Venezia. Fu il simbolo del benessere e della ripresa economica degli italiani.

Una nuova vita per il Settebello, il treno simbolo del progresso.

Il treno dei desideri, la punta di diamante della flotta delle Ferrovie dello Stato: il Settebello è stato definito in molti modi, tutti testimonianza del grande impatto di stile e design che ha avuto.
Questo treno, infatti, è stato sinonimo della ripresa industriale del dopoguerra e del made in Italy ante litteram: il progetto dell’allestimento, infatti, fu disegnato da Gio Ponti e Giulio Minoletti, due nomi indimenticabili del design industriale italiano, e poi realizzato dalla Ernesto Breda di Sesto San Giovanni (MI) negli anni 1952‐59.