La Fondazione FS Italiane

La Fondazione FS italiane custodisce e gestisce il grande Patrimonio storico delle Ferrovie italiane: costituita il 6 marzo 2013 riunisce sotto la sua tutela un parco di rotabili storici composto da 350 mezzi, i fondi archivistici e bibliotecari, i musei di Pietrarsa e Trieste Campo Marzio e le linee ferroviarie un tempo sospese, oggi recuperate ad una nuova vocazione turistica con il progetto «Binari senza Tempo».
Un’attività ambiziosa resa possibile dall’incontro tra la Capogruppo FS italiane, RFI e Trenitalia, i tre Soci fondatori a cui si è aggiunto il Ministero per i beni e le attività culturali nel 2015 come “aderente istituzionale”.
La Fondazione opera per valorizzare e consegnare integro alle generazioni future l'enorme Patrimonio storico e tecnico delle Ferrovie italiane, tassello significativo della storia nazionale. Suo scopo è testimoniare l’importanza dei treni come simbolo di progresso e unità nazionale e di stimolarne il recupero in chiave turistica, a vantaggio delle comunità e dei territori italiani.

Un legame profondo con la storia ferroviaria italiana

Il treno ha rivestito un ruolo fondamentale nella vita degli italiani, oggi come a inizio ‘900: milioni di persone si sono spostate quotidianamente lungo tutta la Penisola su convogli che sono stati simbolo di progresso, di elevazione sociale, di modernizzazione.
È la storia di un’epopea collettiva che abbiamo voluto raccontare anche nel nostro logo, quella del popolo italiano. Il simbolo della “botticella” – o “televisore” – infatti ha contraddistinto le FS dal 1966 al 1982 ed è entrato nell’immaginario collettivo. Passato e futuro, inoltre, si legano nel monogramma del Gruppo FS Italiane che diventa pedice del pittogramma della Fondazione FS e racconta come la storia e l'esperienza tecnica siano il vero vantaggio competitivo per il Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane.

La nostra sede “Villa Patrizi”

Oggi

La Fondazione FS ha sede nel plesso di Villa Patrizi a Roma, un edificio storico di grande pregio che ospita anche la sede di FS italiane e del Ministero dei trasporti.
La sua struttura è articolata: il “Palazzo delle Ferrovie” - così ribattezzato dai romani - è costituito da due corpi di fabbrica di cui uno con quattro lati e l’altro con cinque, il “pentagono”. Nel dopoguerra fu aggiunta un’ala di 8 piani sul retro, il cosiddetto edificio ex Motorizzazione Civile, e con alcune sopraelevazioni si portarono i piani dell’edificio a sette.
Dal punto di vista architettonico, di particolare rilievo è il cortile centrale, detto della “Fontana dei pesci”, che presenta un elegante porticato quadrangolare a due ordini di arcate e sul quale si affacciano proprio gli ambienti della Fondazione FS italiane.
Le sale occupate dalla Fondazione sono state riqualificate ed arredate con mobili provenienti dalle Direzioni compartimentali FS d'epoca: al loro interno hanno trovato perfetta collocazione gli archivi e la Biblioteca Centrale - che conserva un patrimonio unico di volumi di storia e tecnica ferroviaria con pubblicazioni in alcuni risalenti alla metà dell’Ottocento – e al primo piano si trovano gli uffici di un Ente che con la storia si trova pienamente a suo agio.

Ieri

La storia di Villa Patrizi inizia nel XVI secolo, quando Sebastiano Cipriani, su incarico del cardinale Giovanni Battista Patrizi, progettò e costruì la villa della famiglia Patrizi tra il 1716 e il 1726. L’edificio, però, fu quasi completamente distrutto nel 1849 durante la lotta fra i patrioti e i francesi per la difesa della Repubblica Romana: gran parte dell’edificio e tutti i suoi decori interni scomparvero divorati da un incendio. Dopo la ricostruzione, nel 1863 i Patrizi acquistarono anche la proprietà della confinante villa Bolognetti unendo i giardini e trasformando l’intera area.
Nel 1870 la villa fu al centro di un momento storico: proprio da qui partì l’attacco dei Bersaglieri italiani che entrarono vittoriosamente in Roma attraverso porta Pia, a pochi metri di distanza.
Nel 1907 infine le Ferrovie dello Stato acquistarono l’immobile dove posero la nuova sede della Direzione Generale della neonata Azienda ferroviaria unitaria dello Stato, progettata dell’architetto Pompeo Passerini.

Una Fondazione per il futuro dei treni storici

La storia della Fondazione FS si compone di tanti tasselli: è quella dei treni e delle linee ferroviarie storiche e, insieme, quella degli uomini e delle donne che oggi se ne prendono cura e guidano “i mostri di ferro” nel futuro, con un nuovo ruolo.

La Fondazione FS infatti è nata nel 2013 per volontà di FS Italiane, Trenitalia e RFI, che hanno voluto dare un futuro organico e sicuro ad un “patrimonio di famiglia” di dimensione nazionale: scorgendo grandi potenzialità nel recupero dei rotabili e dei binari antichi, li hanno dunque destinati ad uso turistico. Da qui sono nati tutti i progetti di ripristino messi in atto negli anni dalla Fondazione, a partire dal restauro del Museo di Pietrarsa, al progetto “Binari senza Tempo”, al recupero degli elettrotreni di lusso Arlecchino e Settebello, al riordino e digitalizzazione degli archivi storici.

Viaggiare a ritroso lungo i binari della storia

"Le Ferrovie sono parte del vissuto di tutti gli italiani fin dalla nascita del Paese, sono parte fondamentale della sua storia, ne rappresentano il desiderio e la possibilità di cambiamento, di sviluppo, di modernità , di ricerca di nuove e più positive realtà. Il significato unificante della ferrovia è rimasto lo stesso, oggi come allora, per guardare al futuro con ottimismo."

Luigi Cantamessa
D.G. Fondazione FS Italiane

Il fascino che esercitano i treni d'epoca e la ferrovia sull’immaginario di ognuno di noi è il motore del grande successo raccolto dalla Fondazione in questi anni di attività.
Viaggiare in carrozze come le Corbellini degli anni ’50 o le Centoporte degli anni ’30 è un’esperienza unica: consente di immergersi in un passato non troppo lontano in cui il treno era sinonimo di sviluppo, volano della trasformazione economica e poi sociale d’Italia. Sui binari - nel ‘900 il treno era l’unico mezzo per superare distanze prima invalicabili - si sono susseguite e incrociate le storie dei tanti passeggeri che hanno affollato i treni alla ricerca di una condizione migliore.
Destinare questi treni a viaggi turistici ha dunque un doppio valore culturale, di memoria e di valorizzazione di una parte d'Italia nascosta e poco conosciuta tutta da scoprire.