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La collezione 
di Pietrarsa

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Il luogo della memoria delle nostre Ferrovie Italiane

Il Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa, con la sua collezione unica in Europa di locomotive e carrozze storiche, è il luogo dove è custodita una parte importante della storia dello sviluppo industriale italiano. Il museo infatti trova sede negli edifici delle ex officine borboniche, dove furono montate la prime locomotive italiane.

Pietrarsa, però, non è soltanto un luogo di conservazione, ma anche di scoperta, con un percorso di visita interattivo e coinvolgente: è un vero e proprio polo culturale, dove trovano spazio anche eventi e incontri organizzati nel nuovo centro congressi.

La carrozza del Re

Negli anni venti fu commissionato alla Fiat un nuovo treno per i viaggi del re e della sua famiglia che doveva essere dotato delle più moderne tecnologie disponibili. Consegnato nel 1929, il nuovo treno reale disponeva di tre carrozze, una per la regina, una per il re (perduta nel secondo conflitto mondiale) e la sala da pranzo.

L’allestimento interno fu curato dal noto architetto Giulio Casanova, che progettò i tre interni in modo davvero fastoso, come testimoniato dalla vettura preservata in questo Museo.

Con la fine della monarchia, vennero apportate alcune modifiche alle decorazioni, eliminando i riferimenti alla Casa reale e al regime fascista.

Nacque così il nuovo treno presidenziale, consegnato nel 1948. Aveva in composizione la vettura salone Sz 1, già appartamento della regina, cui furono aggiunte altre tre nuove carrozze e, in seguito, il fastoso salone Sz 10, la vettura sala da pranzo del treno reale, oggi a Pietrarsa.

 

Viaggiare in treno ai primi del '900

Un tempo le automobili erano privilegio di pochi e il treno era l'unico mezzo di trasporto per attraversare il Paese. Prima l’epoca delle “Littorine” e successivamente l'epoca dei cosiddetti “Centoporte” , vi erano i treni in cui si veniva avvolti dal vapore della locomotiva, quelli delle panche di legno e quelli delle carrozze sovraffollate.

Le littorine nacquero negli anni ’30 in occasione dell’inaugurazione della nuova stazione di “Littoria” (oggi Latina). Le prime automotrici furono costruite dalla Fiat la quale le progettò con forme arrotondate, una carenatura bassa e dei parafanghi bombati. Il frontale era arrotondato e aerodinamico: su di esso era presente un radiatore. Le ampie finestre davano luce all’interno dove le sedute erano imbottite, vi erano delle piccole bagagliere, ed erano illuminate con lampade fluorescenti.

L'innovazione nella storia delle locomotive

In pochi decenni lo sviluppo delle macchine a vapore e delle ferrovie su rotaia rese possibili rapidi e confortevoli i viaggi e il trasporto di merci anche su lunghe distanze. Fu durante  la rivoluzione industriale che vennero eseguiti i primi tentativi di applicazione  della forza del vapore a dispositivi in grado di trainare veicoli.  Questi tentativi segnano l’atto di nascita della locomotiva a vapore e il momento in cui la forza meccanica cominciò a sostituire quella degli animali nei lavori pesanti. La prima locomotiva che può definirsi moderna fu, nel 1829 la Rocket ideata da George Stephenson in collaborazione con il figlio Robert. Nel 1839 viene inaugurata la prima linea ferroviaria italiana Napoli-Portici con la locomotiva “Vesuvio” costruita dalla Longridge in Inghilterra.

La costruzione delle locomotive a vapore è proseguita senza interruzione fino alla seconda metà del XX secolo, con una continua evoluzione nelle dimensioni e nelle potenze. Ad ogni modo, si evidenziava sempre più la necessità di sostituire il motore a vapore con uno di altro genere che permettesse una sostanziale riduzione dei costi di esercizio. La soluzione venne trovata nell'utilizzo di motori elettrici già verso la fine del secolo XIX mentre per l'utilizzo dei motori termici si dovette attendere il raggiungimento di affidabilità e di prestazioni migliori e al contempo meno onerose in termini di gestione e quindi oltre il primo decennio del XX secolo. 

Il plastico "Trecento Treni"

Nella "Cattedrale" così chiamata per la sua struttura con archi a sesto acuto, vi è esposto il plastico “trecento treni”.  Il plastico ha un'estensione di circa 40mq e rappresenta le stazioni di FIrenze Santa Maria novella e Bologna Centrale da cui si diramano dei binari che giungono fino ad un'area collinare. Un tempo era installato nella stazione di Roma Termini e ora, recuperato e restaurato,  è perfettamente funzionante per la gioia di grandi e piccini. 

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